Alcune storie finiscono e altre, in realtà, non terminano mai: come quella di Harry Potter.
I libri sono stati tutti pubblicati, i film hanno raccontato la storia fino alla fine.
Sono passati anni dall’ultima volta in cui il pubblico, di grandi e piccini, ha salutato Harry, Ron e Hermione.

Eppure Hogwarts non è mai davvero scomparsa.
È rimasta nei meme, nelle maratone, nei parchi a tema, nei prodotti, nelle citazioni, nei social. È rimasta parte della vita di milioni di persone.
Oggi HBO torna a puntare proprio su questo universo con una nuova serie tv dedicata a Harry Potter (la prima stagione sarà incentrata interamente al primo capitolo della saga “Harry Potter e la Pietra Filosofale” con messa in onda a Natale 2026) con un nuovo cast e una narrazione più ampia.
Una scelta che parte da un enorme vantaggio: un pubblico già esistente, una trama conosciuta e un nome che non ha bisogno di presentazioni.
A questo punto, una domanda sorge spontanea: quanto vale per un brand utilizzare qualcosa che il pubblico conosce già? E come renderlo rilevante senza limitarsi a replicarlo?

La risposta potrebbe sembrare semplice: molto. Ma la familiarità è un vantaggio solo finché un brand riesce a rispettare ciò che il pubblico riconosce e, contemporaneamente, a dargli una ragione per tornare.

Il valore di ciò che già conosciamo

Hogwarts, Grifondoro, Serpeverde, il Binario 9¾, non sono più soltanto elementi di una storia. Dopo anni di libri, film e conversazioni sono diventati codici immediatamente riconoscibili, sedimentati nella cultura e nella memoria del pubblico.
È sufficiente incontrarne uno perché una parte dell’universo di Harry Potter venga richiamata alla mente. Dal punto di vista del marketing e della comunicazione, comunicazione si tende spesso a parlare della necessità di trovare qualcosa di nuovo: nuove idee, nuovi format, nuovi prodotti. Ma la novità non è sempre la strada giusta da percorrere: spesso ciò che funziona è qualcosa che già conosciamo.
La familiarità riduce le distanze: non si deve ripartire da zero. E questo, per un brand, ha un valore enorme.

La familiarità deve essere un punto di partenza, non il prodotto finale

Per un brand, usare qualcosa di già conosciuto offre un vantaggio importante: la prima barriera dell’attenzione è già stata superata.

Qui arriva la questione principale: c’è ancora qualcosa da dire?
Nel caso di un reboot potrebbe essere un nuovo punto di vista, per un prodotto un nuovo utilizzo, per un brand un modo diverso di raccontare la propria identità.
La vera sfida sta nel restare riconoscibili senza diventare prevebili.
Un asset forte, infatti, non deve necessariamente essere sostituito per tornare rilevante. Può essere riattivato attraverso nuovi formati, piattaforme e occasioni di consumo.
È interessante, in questo senso, osservare che HBO Max non sta lavorando soltanto sulla nuova serie: nel 2026 ha lanciato anche un podcast ufficiale dedicato al rewatch degli otto film, creando un ulteriore touchpoint attraverso cui riportare il pubblico dentro l’universo narrativo già conosciuto.

Fonte: https://au.variety.com/2026/tv/global/harry-potter-tv-show-podcast-hbo-max-39885/

Dalla familiarità alla scelta

Uno dei concetti più interessanti della psicologia applicata al marketing è il processing fluency, la facilità con cui il nostro cervello elabora  un’informazione.
Quando qualcosa ci è familiare, riconoscerlo richiede meno sforzo e la nostra percezione tende ad essere più positiva, aumentando la fiducia.

Tradotto in termini di marketing, un universo già familiare parte quindi con un vantaggio sull’attenzione: non deve insegnare al pubblico a riconoscerlo da zero. Simboli, colori, linguaggio, personaggi e rituali possono funzionare come scorciatoie cognitive capaci di riattivare associazioni già presenti nella memoria.

Attenzione ai cambi di rotta: serve il giusto livello di novità!

Il rischio nasce quando ci si allontana molto dalle aspettative costruite su quella familiarità.

Pensiamo al live action di Walt Disney Pictures “Biancaneve”: il marketing si è basato inizialmente sul concetto di brand familiarity, utilizzando aspetti immediatamente riconoscibili (es.: il vestito giallo e blu della protagonista, lo Specchio della Regina). Ma successivamente è stata introdotta una distanza più marcata: i Sette Nani creati in CGI o la figura di Biancaneve che, da fanciulla indifesa, diventa una leader impavida, allontanandosi dalla fiaba tradizionale.

Il risultato è stato un forte scarto tra familiarità e aspettative: diversi elementi del nuovo adattamento sono diventati terreno di critica già prima dell’uscita. Parallelamente, la campagna ha registrato un investimento media televisivo stimato sensibilmente inferiore rispetto ad altri recenti live action Disney.
Il caso mostra quindi il lato meno rassicurante della familiarità: riconoscere qualcosa non implica automaticamente accettarne qualsiasi evoluzione. Più forte è il patrimonio di aspettative costruito nel tempo, più ogni cambiamento viene inevitabilmente confrontato con ciò che il pubblico considera parte dell’identità originale.

[Fonte: https://www.marketingbrew.com/stories/2025/03/28/did-disney-s-snow-white-marketing-campaign-leave-it-to-the-wolves]

 

Harry Potter & HBO Max

Dal punto di vista del marketing, il nuovo adattamento di Harry Potter porta a chiederci: quando recuperiamo qualcosa dal passato ne stiamo solo replicando il successo o stiamo costruendo un motivo per renderlo rilevante ancora oggi?

 

Riutilizzarlo significa riconoscere che quel prodotto o quell’identità hanno ancora qualcosa da esprimere e bisogna farli evolvere senza perderne il valore originario.

È qui che la familiarità smette di essere semplice nostalgia e diventa strategia.