L’universo surreale dei brainrot su TikTok

Animali generati dall’intelligenza artificiale, filastrocche disturbanti e video trash dagli effetti visual ipnotici: è questo il mondo dei brainrot, un linguaggio visivo e sonoro nato dal web che oggi domina TikTok, imponendosi come uno dei trend più virali e discussi.

Il brainrot si nutre dell’assurdo e della sovrastimolazione sensoriale, elementi che lo rendono particolarmente efficace in un panorama digitale saturo di contenuti. Ma cosa significa davvero brainrot? Perché genera una viralità così rapida? E come mai brand, media e club sportivi stanno adottando sempre più spesso questo linguaggio?

Origini e meccanismi del fenomeno

Negli ultimi mesi, scorrendo TikTok, è difficile non imbattersi in video in cui animali antropomorfizzati – creati con l’intelligenza artificiale – scorazzano in mondi surreali, accompagnati da filastrocche recitate da voci sintetiche. Non è solo il lato visivo a colpire: spesso l’audio combina elementi infantili e trasgressivi, generando un effetto ipnotico.

Questi contenuti, realizzati rapidamente grazie a strumenti come CapCut e generatori AI, si diffondono in pochi minuti. Bastano effetti visivi semplici – fiammate, fulmini, font esagerati – uniti a melodie o testi orecchiabili per ottenere milioni di visualizzazioni, interazioni e condivisioni.

Cosa sono i brainrot e perché piacciono così tanto

Il termine brainrot non nasce sui social, ma è lì che ha trovato nuova linfa. Secondo l’Oxford Dictionary, indica il “presunto deterioramento dello stato mentale o intellettuale di una persona, soprattutto causato da un’esposizione eccessiva a contenuti banali o poco stimolanti”.

Oggi viene associato a video volutamente sconclusionati: scene di incidenti in loop mentre si recitano banalità filosofiche, personaggi dei videogiochi che corrono nel vuoto declamando poesie senza senso. Un nonsense visivo che diverte, ipnotizza e confonde.

Dal 2023 a oggi, l’uso del termine brainrot è cresciuto di oltre il 200%, spinto soprattutto dalla Generazione Z e dalla Generazione Alpha, sempre alla ricerca di contenuti che sfidano la logica tradizionale.

 

L’intelligenza artificiale accelera il fenomeno

L’arrivo degli strumenti di generazione AI ha amplificato il brainrot: oggi chiunque può creare facilmente animali surreali ed elaborarli con filastrocche nonsense, replicando all’infinito formule di engagement ad alta viralità.

La semplicità di produzione e l’efficacia nella cattura dell’attenzione hanno reso il brainrot uno dei formati preferiti per chi cerca crescita immediata sui social.

Lo sport abbraccia il brainrot

Anche il mondo dello sport ha iniziato a integrare elementi di brainrot nella propria comunicazione social.

Club di calcio, basket e pallavolo in tutta Europa – dalla Premier League alla Serie A – sperimentano sempre più spesso format surreali: clip di partite e highlights vengono trasformati con filtri trash, audio nonsense e montaggi volutamente esagerati per conquistare l’attenzione dei più giovani.

Questa strategia, se da un lato aumenta l’engagement, dall’altro presenta dei rischi: in momenti di crisi o risultati sportivi negativi, contenuti eccessivamente ironici possono essere percepiti come fuori luogo o provocatori.

 

ESEMPI – CONTENT REEL
https://vm.tiktok.com/ZNdMcKPNy/
https://vm.tiktok.com/ZNdM3FcaV/

Il brainrot nel marketing: opportunità creativa o rischio strategico?

Il fenomeno dei contenuti brainrot non è solo una moda passeggera. Per le aziende, rappresenta una chiave di lettura nuova sul modo in cui le generazioni più giovani fruiscono e reagiscono ai contenuti digitali: iperbolici, nonsense, e spesso privi di un significato tradizionale ma estremamente memorabili.

Ma ha senso per un brand inserirsi in questa corrente?

La risposta è sì, ma non per tutti e non sempre.

Quando e come può funzionare:

  • Brand con tono di voce ironico, pop o anticonformista: aziende che già comunicano in modo fresco e fuori dagli schemi possono usare questo linguaggio per rafforzare il legame con i giovani (Gen Z e Alpha).
  • Campagne a tempo limitato: un contenuto brainrot può funzionare benissimo per promuovere un evento, un prodotto stagionale, una promo-lampo o un messaggio awareness.
  • Obiettivo: attenzione e memorabilità: se lo scopo è emergere nel feed, fare rumore e far parlare di sé, allora il nonsense può essere un buon cavallo di Troia (purché non svuoti il messaggio).

Quando è meglio evitarlo:

  • Brand istituzionali o che puntano alla reputazione: se il tuo posizionamento si basa su valori come autorevolezza, affidabilità o competenza tecnica, un contenuto brainrot può essere percepito come disallineato o addirittura ridicolo.
  • Comunicazioni in momenti delicati: evitare ironia e contenuti surreali quando l’azienda affronta crisi o transizioni, per non generare dissonanza o fraintendimenti.

Esempi concreti di utilizzo strategico:

  • Un locale può usare un personaggio AI (es. un orsetto parlante con una voce metallica) per raccontare con tono nonsense le nuove birre artigianali in vendita: “Questa IPA sa di frutta e di ribellione. Bevila solo se hai un’anima punk”.
  • Un e-commerce di moda streetwear potrebbe lanciare una collezione “glitchata” con video volutamente trash, glitch grafici e musiche assurde: parlerebbe lo stesso linguaggio del target.
  • Un centro fitness può ironizzare su sé stesso con video AI “motivatamente assurdi”: “Allenati o il criceto cyborg verrà a cercarti”.

 Brainrot = mezzo, non fine

La chiave non è copiare il trend, ma tradurne la logica in funzione del tuo posizionamento e del tuo pubblico. Non servono sempre animali AI o loop disturbanti: si può applicare il principio del nonsense o del sovraccarico visivo anche con elementi visivi più raffinati e più coerenti con la propria brand identity.

 In conclusione: è giusto seguire i trend?

Solo se:

  1. Il contenuto rafforza il tuo brand, non lo contraddice.
  2. Serve un obiettivo preciso (es. aumento awareness, crescita follower, presidio di un target giovane).
  3. Viene inserito in una strategia strutturata, non come improvvisazione.

In WSA aiutiamo brand e professionisti a decifrare i trend, adattarli con creatività e usarli in modo sostenibile per la propria identità. Se vuoi capire se il tuo business può (o deve) parlare anche il linguaggio del brainrot, scrivici: ti aiutiamo a farlo con senso, stile e strategia.